Catalogo
OGGETTI SMARRITI
Crisi della memoria nell'arte contemporanea
Curatore:
Giovanni Iovane, Filipa Ramos
Collana:
Outline ABC
Formato:
17x24
Pagine:
160
N. illustrazioni:
20 a colori
Rilegatura:
brossura con alette
Anno pubblicazione:
2009
Lingua:ed. bilingue italiano/inglese
ISBN/EAN:9788836613397
Prezzo:
18,00 Euro

Il nostro è un mondo talmente pieno di memorie che inesorabilmente, per mancanza di spazio, vanno in gran parte perdute. A partire dalla modernità, questo è un problema che riguarda sia l’individuo che la società. Nella letteratura e nelle arti visive la memoria è quasi sempre associata allo spazio e alla figura particolare dell’archeologo. Un archeologo che lavora attraverso testi od opere d’arte che finiscono per somigliare ad oggetti smarriti.
Come aveva intuito il più grande cacciatore di fantasmi del 900, Sigmund Freud, la questione riguarda la geografia e l’identità (di chi sono questi oggetti?).
L’arte contemporanea non ha fornito risposte ma procedimenti e racconti essenziali per comprendere la trasformazione dell’idea stessa di memoria. Naturalmente la crisi della memoria, nelle sue forme convenzionali, ha origine nelle esperienze artistiche e sociali della modernità.
Il montaggio, la pratica del palinsesto, la smaterializzazione e l’utilizzazione di materiali d’uso comune o persino banali (lo stesso Benjamin collezionava e analizzava cartoline illustrate per le sue enciclopedie frammentarie), sono tutti processi legati ad una sorta di ricostruzione archeologica di uno spazio o di un corpo.
Se si eccettuano i rari monumenti pubblici in memoriam (tutti inesorabilmente votati alla discussione e alla controversia) le arti visive contemporanee sembrano essere tutte destinate a raccontare memorie differenti, ad occupare spazi vuoti o dismessi  o a ripensare le pratiche scientifiche di conservazione museale o archiviazione (con particolare attenzione alle scienze naturali).
Il titolo del saggio scritto da Giovanni Iovane e Filipa Ramos nasce dalla memoria di 2 luoghi tipici della contemporaneità: l’ufficio degli oggetti smarriti (si pensi al gigantesco Bureau di Parigi, con migliaia di reperti) e il cartello Lost & Found   che campeggia nella sala di ritiro bagagli di qualsiasi aeroporto che si rispetti. Una immagine e una metafora aderenti alla crisi della memoria nell’arte contemporanea.



Our world is so crammed with memories that inexorably most of them get lost. From modernity onwards this problem has been concerning the individuals as well as the whole society. In both literature and visual arts memory is often connected with space and also with the character of the archaeologist. An archaeologist who works with texts and works of art that end up being similar to lost objects.
As Sigmund Freud, the greatest hunter of ghosts of the twentieth-century, intuited, this subject concerns geography and identity (who owns this objects?).
Contemporary art didn’t answer this question; instead, it provided us with procedures and narratives that are essential for understanding the transformation of the idea of memory.
It is obvious that the crisis of memory, in its conventional manifestations, has its origin in the artistic and social experiments of modernity.
Assemblage, palimpsest, dematerialization, and the use of ordinary materials (Benjamin collected postcards that he used in his fragmentary encyclopedias) are all processes connected with a sort of archaeological reconstruction of a space and a body.
With the exception of those rare public monuments in memoriam (all condemned to controversy and altercation), contemporary art seems to be destined to recall different memories; to occupy empty or abandoned spaces, or to rethink the scientific practices of museum conservation and archival (paying special attention to natural sciences).
The title of the essay written by Giovanni Iovane and Filipa Ramos is rooted in the memory of two typical places of out times: the Lost Property Office (recalling the gigantic Bureau of Paris, with thousands of finds) and the Lost & Found sign that can be seen at the baggage claim area of every respectable airport. It is an image and a metaphor of the current crisis of memory in contemporary art.